09-05-2006

Fabri Fibra - Lo Special

Pubblicata da Bloomy alle 00:00 in Articoli. 0 commenti.

La copertina di 'Tradimento'

Qualcosa, probabilmente, sta davvero cambiando. Un raggio di illusione squarcia l’impenetrabile nebbia del mio cinismo, mentre con aria noncurante trangugio l’ennesimo tramezzino dal buffet allestito per noi presunti addetti ai lavori. Qualcosa sta davvero cambiando, se mi trovo nella sede dell’Universal – via Dante, Milano, a due passi dal Duomo - in una sala con il tavolo ovale e le poltrone in pelle, la porta insonorizzata e un impianto che ad occhio e croce costa quanto diversi dei miei stipendi. Abituato alle interviste nei posti più insoliti, una situazione così organizzata genera in chi scrive un attimo di alienazione. L’hip hop italiano entra nel salotto buono della musica, prestando una grande attenzione a non sporcare la moquette. Qualcosa sta davvero cambiando? Sulle pareti poster di Carmen Consoli, Jovanotti, Gianluca Grignani. Smarrimento. Maledetta mentalità di nicchia. Io cosa ci faccio qui?

Mancano poche settimane all’uscita di Tradimento, il disco che segna il debutto di Fabri Fibra, nome ormai di lungo corso nell’underground italiano, con una major. Il primo singolo, “Applausi”, promette seriamente di trasformarsi in un tormentone.
I consensi abbinati al suo nome crescono ad ogni passaggio radiofonico, contestualmente alla curiosità che aleggia intorno a questo nuovo lavoro. Curiosità che, nel mio caso, è stata ampiamente saziata con una succulenta anteprima. Mi astengo, per ora, dall’esprimere commenti compiuti sul disco: l’attesa aumenta il desiderio, è cosa nota. Un paio di considerazioni sono comunque obbligatorie. Innanzitutto, in “Tradimento”, che vedrà la luce il 26 maggio, non c’è traccia di quel termine tanto vituperato dagli integralisti della Cultura: “compromesso”. Quanti si aspettavano una semplice clean version di Mr Simpatia rimarranno delusi: questo nuovo disco rappresenta la naturale evoluzione del percorso intrapreso dal Tarducci con il precedente lavoro. Perdura un’intatta vena autoironica e parodistica, meno propensa ad assumere certe sfumature splatter, pungente nell’osservazione di certi comportamenti sociali condivisi, affrontati attraverso il confronto con tematiche di scottante attualità. Argomenti trattati in maniera frontale, nonostante la loro delicatezza, senza nascondersi dietro demagogia o spiegazioni di comodo: ascoltare “Sono un Soldato” per eventuali delucidazioni. Ciò non significa che all’improvviso il rapper in questione si sia trasformato nell’Alberoni di noi altri; accanto ai pezzi più impegnati trovano posto tracce più scanzonate. Ma, nel complesso, la sostanza non manca. Il genio che ha sempre caratterizzato il Tarducci neppure. Il mix tra queste due componenti porta ad ottimi risultati. Mi conforta che l’Universal abbia puntato sull’artista Fabri Fibra e non sul personaggio Mr Simpatia, come istintivamente si sarebbe potuto credere: la scommessa non è delle più scontate, l’impatto di questo lavoro sul pubblico italiano resta un'incognita. Come reagirà l’ascoltatore medio alle liriche di “Cuore di Latta”?

Fabri si muove perfettamente a suo agio in quel dedalo di corridoi ed ascensori che rende assai difficoltosa ogni forma di orientamento. Dopo una vita spesa tra jam nei posti più improbabili e business autogestiti, avevo qualche dubbio riguardo alla sua eventuale compatibilità con una struttura di queste dimensioni. Da Vibra ad Universal il salto non è poi così breve. Perplessità presto fugate: Fibra è un ragazzo che ama la musica e che si trova ora nelle condizioni per poterla fare al meglio. Molto semplice, senza eccessive elaborazioni mentali. Di lui colpisce l’immediata sincerità: mentre diversi suoi colleghi si celano dietro a dichiarazioni di circostanza, pregando l’intervistatore di tagliare quelle frasi in cui si citano concetti più o meno scomodi, Fibra non fa assolutamente calcoli. Istintivo, a tratti dissacrante, di certo molto diverso dal “politically correct” di stampo sanremese e che talvolta contagia persino i sedicenti eroi del sottosuolo. Un personaggio dall’enorme potenziale comunicativo: in Universal hanno sicuramente dato grande importanza a quest’aspetto. L’impressione, forse ingenua, è del tutto inedita: sembra davvero che abbiano deciso di investire sull’hip hop. Senza ricorrere a nuove, improbabili mediazioni.

Seguire Fibra nei suoi viaggi mentali non è impresa affatto semplice. Ogni risposta trova molteplici diramazioni e collegamenti logici difficilmente ricostruibili dall’ottica dell’osservatore esterno. Personalità sicuramente spiccata, carisma da vendere, idee forti. Non totalmente condivisibili, certo. Altrettanto certo è che però non ci si trova di fronte un burattino filo-guidato dall’etichetta; l’impressione è che non saprebbe tacere neppure se volesse. Un’anticonvenzionalità che non nasce per partito preso. In particolari momenti ti domandi se sia effettivamente così o se stia invece prendendo tutti per il culo, a dire il vero. Poco male. Si tratta di un artista, consapevole dei propri mezzi e dell’ambiente che lo circonda, pronto a cimentarsi alla scoperta di questo nuovo orizzonte. Quando hai girato l’Italia dai palchi più importanti alla jam di serie C, nulla può farti paura.

Chi scrive, seppure persona inguaribilmente ingenua, non crede certo che Universal, scritturando Fibra, abbia voluto compiere un’opera misericordiosa nei confronti del rap italiano. Avranno fatto i loro calcoli, constatato la necessità di allargare il proprio mercato e l’estremo bisogno di fuggire dall’omologazione imperante. Così come altrettanto indubbio è che senza il fenomeno Mr. Simpatia difficilmente Fabri sarebbe in alta rotazione su Mtv. Ciò non sminuisce affatto la portata del cambiamento di cui siamo partecipi: incredibile ma vero, sembra che questa volta il talento stia realmente pagando. Penso che si debba essere tutti un po’ orgogliosi per l’opportunità concessa a Fibra; merito, in parte, anche di quanti lo seguono dai tempi del Rapimento. L’underground ha ora una sua voce forte, autorevole, e, che piaccia o meno, rappresentativa. Siamo al punto di svolta: tocca a noi dimostrare l’effettiva acquisizione di una nuova mentalità. Lasciando da parte inutili invidie o commenti rancorosi, offrendo pieno sostegno ad un artista che se lo merita. Qualcosa sta davvero cambiando? Io dico di sì. Vi prego di non smentirmi.

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