17-05-2007

Turi - Colpa delle Donne: preascolto, considerazioni, appunti di viaggio.

Pubblicata da Simone Lippolis alle 21:20 in Articoli. 1 commenti.

 

Sono passati due anni dall’ultima volta che intervistai Turi; si era in un freddo pomeriggio di metà aprile, per una chiacchierata maledettamente street, così street che si svolse sul marciapiede antistante alla sede della fu-Rin.

Oggi le cose sono cambiate. Totalmente. Milano ha confuso primavera ed estate, innanzitutto. Lo scenario urbano non è tuttavia così dissimile dal precedente incontro: i lavori in corso rendono irriconoscibile questa zona a nord della città. Più che altro, il marciapiede si è tramutato come per incanto nella futuristica sede di una major.

Sono passati due anni dall’ultima volta che intervistai Turi; in quell’aprile del 2005 era appena uscito il suo secondo lavoro solista, quel “L’Amico degli Amici” che seguiva di qualche tempo il precedente “Salviamo il Salvabile”. Il disco ottenne buonissimi riscontri, il suo singolo fu suonato parecchio anche nei circuiti extra-hip hop; contestualmente crebbe la popolarità del calabro-russo-romano. Oggi si è nell’imminenza di “Colpa delle Donne” (uscita prevista: entro metà giugno), album che segna il debutto di Funky Turi nel dorato mondo della discografia che conta, quella dei video su Mtv e dei soldoni che girano, dell’alta rotazione sulle radio e delle copertine patinate. Debutto che giunge dopo un decennio abbondante di quella gavetta che dalle pendici dell’Aspromonte lo ha portato prima a Roma, poi in giro per l’Italia. Impossibile non augurare a Turi le migliori fortune: il personaggio non si smentisce, solare a tal punto che ti chiedi come possa fare hip hop in Italia, quando tutti i rapper sono sempre così incazzati. Ironico. Autoironico. Pungente. Calabrese, in tutto e per tutto, calabrese nel cercare quella battuta che ti spiazza per qualche secondo, calabrese nel dire “me ne fotto”, vada come vada. Calabrese nello sguardo, curioso ed irrequieto.

“Colpa delle Donne” è un disco di Turi. Nessun altro avrebbe potuto realizzarne uno simile. E’ un disco di Turi, nelle produzione e nelle rime, nell’attitudine e nello spirito. Nulla è cambiato rispetto al modo in cui abbiamo imparato a conoscerlo, dalle su esperienze soliste ai lavori con quel fantastico progetto che risponde al nome di Mattacchiones – a proposito, Turiddu promette buone nuove su questo versante entro la fine dell’anno, noi tutti si attende con trepidazione.

Coerente a sé stesso ma indubbiamente evoluto rispetto ai capitoli precedenti della sua saga personale. Evoluto nel suono, ad esempio: il funk campionato non è più quello classico dal sapore squisitamente 70’s; funk rimane una parola chiave per comprendere la musica di quest’artista, ma le sonorità di questo lavoro sono molto più vicine, per sua stessa ammissione, a quelle del decennio successivo, al funk degli anni ’80. E poi ci sono i synth, suonati dallo stesso Turi, sapientemente miscelati con il resto. La differenza maggiore tra l’etichetta indipendente e la major, ci spiega il rapper/produttore, consiste nella libertà nell’uso dei campioni: i numeri crescono, l’attenzione dev’essere necessariamente maggiore, l’utilizzo di materiale proibito diventa off-limit – e allora labor limae, e li si taglia diversamente. I bassi rimangono una colonna imprescindibile delle sue basi: semplici, potenti, efficaci.

”Colpa delle Donne” è un disco che di primo acchito può sembrare superficiale. In realtà superficiale non lo è affatto: userei piuttosto l’aggettivo “leggero”. Calvino diceva che “leggerezza” è quella dote che ti permette di affrontare gli argomenti più gravosi senza rompere eccessivamente i coglioni al lettore – in termini vagamente diversi, ma la sostanza è questa.
Ecco: dietro al concept di fondo su cui si regge l’intero lavoro, Turi affronta alcuni argomenti importanti, eccome, legati soprattutto all’ambito della quotidianità; concreto, ancorato a quelle situazioni che prima o poi tutti quanti ci si trova ad affrontare. Senza volersi addentrare in sterili disquisizioni psicoanalitiche, anche la materia portante di questo album, la difficoltà nel rapportarsi all’altro sesso, non è poi un soggetto così sciocco. A differenza di molti suoi colleghi che sprecano quintali di parole per esprimere concetti risaputi, Turi trasmette il suo messaggio in maniera semplice, diretta, spontanea. Il tono sempre allegro e scanzonato/canzonatorio non tragga in inganno: l’ironia diventa un filtro con cui osservare le cose.

Le donne, si diceva, sono le incontrastate protagoniste di questo lavoro; l’universo femminile viene scandagliato nelle sue profondità, evidenziando i problemi e le soddisfazioni che da esso derivano,

accentuando l’incapacità/impossibilità del protagonista di stabilire con il gentil sesso un rapporto duraturo. Senza il rancore del misogino e la strafottenza del maschilista, s’intenda; Turi diventa piuttosto un osservatore intento a catalogare contraddizioni e luoghi comuni – ai quali forse viene dedicata troppa attenzione - dell’altra metà del cielo, descrivendo mode ed abitudini, atteggiamenti e reazioni. Ritorna sovente, inevitabile, il tema del sesso, affrontato senza tabù o censure di sorta – si ascolterà in proposito “Yes Nasty”, da me candidato come prossimo singolo dell’album.

L’ironia è filo conduttore del disco intero: rivolta verso le donne, rivolta verso se stesso. E se Turi parlasse male di loro per parlare male di se stesso?

“Colpa delle Donne” è un disco hip hop che affronta tematiche a cui l’hip hop italiano non è assolutamente abituato; come reagiranno gli ascoltatori abituali di Turi? I miei timori sono dovuti soprattutto ad una certa tendenza dell’ascoltatore a stereotipare, “categorizzare” e ricondurre le canzoni ad una formula fissa; mi spiego: in Italia il pezzo orientato verso il sociale deve possedere certe prerogative, come un determinato tipo di base piuttosto che un contenuto specifico; il pezzo introspettivo risponde anch’esso ad una serie di clichè rafforzati dalla tradizione, e così via.

Turi si colloca in maniera trasversale rispetto a queste classificazioni: l’effetto probabilmente risulterà spiazzante proprio per questo motivo. Non è un rapper “conscious”, non è un rapper “politico”, non è un rapper “da club”. E’ un rapper, un ottimo rapper, nonché grandissimo intrattenitore – e chi l’ha visto live sa di cosa parlo. La tecnica non si discute – ed in questo album troviamo alcuni cambi di flow che fanno scuola. La maturità artistica neppure. E’ un lavoro diverso rispetto a quelli che lo hanno preceduto: per fortuna, aggiungerei. Non perché “L’Amico degli Amici” e “Salviamo il Salvabile” non mi fossero piaciuti, tutt’altro; Turi ha dimostrato voglia di re-inventarsi ed affrontare nuove sfide, superando quegli stereotipi che troppo spesso comprimono la creatività dei rapper italiani. E, soprattutto, Turi riesce a suonare fresco senza necessariamente emulare le sonorità in voga oltre oceano – frecciata, questa, rivolta a buona parte dei lavori di ultima uscita.

Appuntato che “Colpa delle Donne” è un disco strettamente hip hop, senza facili concessioni al commerciale/commerciabile, la domanda che ci si pone è piuttosto un’altra: quale sarà la reazione di un pubblico immensamente più vasto rispetto alle ristrette platee della scena sotterranea? Nel successo dei rapper che lo hanno preceduto in questo grande salto l’aspetto musicale è stato indubbiamente rilevante, ma un’importanza altrettanto elevata è legata al personaggio, più o meno controverso, più o meno corrispondente al vero, che artisti come Marcio e Fibra si portavano dietro; Turi non ha un’immagine spendibile sul mercato come quella dei nomi qui citati, non è facilmente riconducibile ad un’etichetta o a uno stereotipo e non assomiglia a nessuno se non a sé stesso; in un mercato come quello discografico italiano, dove intere recensioni su poggiano su luoghi comuni e ipotetici parallelismi e dove ogni singola notazione biografica diventa un buon motivo per una campagna promozionale, questo può essere (purtroppo) un limite importante.
Spero vivamente che l’opinione pubblica non scambi “La Tua Donna” per un inno al machismo del rapper, quando in realtà nell’intero disco non c’è neppure un “biatch”; spero vivamente che la musica italiana non perda l’occasione di valorizzare un artista dall’indiscusso talento come Turi, in grado di portare aria nuova in un panorama ormai fossilizzato su generi vecchi di decenni.

Turi incarna un volto diverso dell’hip hop, divertito e divertente, e “Colpa delle Donne” è un’ottima occasione per affermare all’attenzione dei media un rap privo di quella tensione spesso portata all’estremo, un rap che diventa non più soltanto espressione di disagio bensì strumento espressivo in grado si spaziare fra diverse atmosfere.

Mi auguro che l’uscita del disco di Turi venga accolta dalle teste hip hop italiane senza le abituali polemiche, così frequenti quando un artista abbandona il microcosmo dell’underground per puntare a traguardi diversi, non foss’altro per rispetto nei confronti di un personaggio che per l’hip hop ha fatto tanto e che per l’hip hop non perde occasione di dimostrare il suo amore. Non credo negli slogan, nel “supportate la scena” e l’utopia della “nazione sotto lo stesso groove” è svanita da un pezzo; spero soltanto che Turi riceva il sostegno che merita per simpatia, spessore umano e, soprattutto, capacità artistiche. Per anni ci si è lamentati che le major non prestassero attenzione ai grandi nomi della scena per puntare su sconosciuti, incapaci o incapaci sconosciuti; ora il vento è cambiato e si investe su qualcuno che veramente lo merita. Siamo stati accontentati. Ora, sta a noi dimostrare di meritarcelo.

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Commenti

Il 18-05-2007 01:31 simbimc ha scritto:

cazzo,promette bene!Sono curiosissimo di sentirlo....
simbi