05-09-2006

Fish - Robe Grosse

Pubblicata da Filippo Ugoka Papetti alle 19:44 in Recensioni. 4 commenti.

Massimiliano Dagani in arte Fish è un personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni, è la colonna portante dell'italico mainstream hip hop (facciamo finta che esista) e in una decina d'anni ha incasellato successi come "La Mia Coccinella", "Dimmi Di Sbagliato Che C'è", "Amor De Mi Vida" e "Mezze Verità". Terminata a cazzotti l'esperienza Sottotono, il producer di "Applausi Per Fibra" non è stato con le mani in mano ed ha intrapreso una carriera solista partita alla grande, con tre singoloni riempi-pista che l'hanno riportato on air dopo un brutto periodo passato a rimuginare di Valerio Staffelli e dei bei tempi andati.

"Robe Grosse" è il suo primo disco solista, uscito inizialmente lo scorso anno e passato abbastanza inosservato anche a causa di una promozione non proprio azzeccata. Oggi esce una riedizione dello stesso, con due inediti, un nuovo remix ed un bonus dvd contenente videoclip e backstage.

Nonostante Big Fish si sia rifatto il trucco, con tanto di logotipo disegnato dal grande Bean One, il suo modus operandi è rimasto lo stesso: prendere il sound più in voga negli States e riproporlo più o meno filologicamente in Italia. Un'operazione che trancia di netto la longevità del disco e che pone un interrogativo: quand'è che il nostro, con ormai più di una decade d'esperienza sulle spalle, riuscirà a proporci qualcosa di originale?

Passando al contenuto del cd vi basti sapere che "Robe Grosse" può essere idealmente diviso in due parti: la prima è composta dai singoli, la seconda dalle restanti tracce. E laddove la prima riesce, la seconda fallisce abbastanza miseramente. "Resta Ancora" è un tentativo azzeccato di fondere reggaeton e melodia, "Cos'è Che Vuoi Da Me" è un club banger con la Joyce al massimo splendore mentre "Grossa" è un autentico anthem, potente ed efficace anche ad un anno di distanza. Il resto sfocia in un manierismo dancey-hip hop tanto effimero quanto privo di personalità, non basta un Esa in netta parabola discendente (se penso a "La Grande Truffa" mi sento male) e nemmeno qualche ritornello azzeccato qua e là.

Dispiace perché i singoli promettevano ben altro e sono proprio questi, in definitiva, a salvare in corner un album decisamente mediocre.

Tipo: Album
Etichetta: Warner
Anno di pubblicazione: 2006
Voto: 2.5/5

Commenti

Il 05-09-2006 20:22 ragh ha scritto:

Sono in pieno back in the days, e non potevo non riascoltare "La grande truffa del rap". Oltre ad essere uno dei rapper più influenti, El Prez scriveva anche (soprattutto!) ottime cose. Poi vabbè, il mondo del rap qualche anno fa era molto più bello, sarà che ero piccolo e poco capivo.Ottima recensione, comunque, e chiedo scusa per l' off topic. 

Il 05-09-2006 23:16 vediamo...un nick decente... ha scritto:

a me piace. 

Il 06-09-2006 11:25 mightymac ha scritto:

shit's MADD WHACK!

Il 06-09-2006 11:32 ha scritto:

Ho sentito diversi pezzi dell'album, ma non il disco per intero. Esa è senza dubbio superiore alla media, tecnicamente, ma su quei beat, con quei suoni, proprio non gira. Sarà che odio le canzonette, e queste lo sono.